Arriva il maestrale e siamo al mare in vacanza. Come ci regoliamo per l’arrivo a terra con onda che inizia a frangere e vento in poppa? Qui siamo di fronte ad una di quelle situazioni che ci attraggono e ci intimoriscono allo stesso tempo. L’atterraggio con onda frangente in spiaggia è una delle esperienze più emozionanti che possono essere vissute e raccontate.

Da un lato c’è l’attrazione ancestrale per la terra, il ritorno al porto che assurge ad ambizioso premio. Dall’altra la prova, con la percezione chiara di doverci misurare con forze di immane potenza, da ammirare incantati prima ancora di temere. Difatti è vero che non vi è nave che possa pensare di combattere e cavarsela contro dei frangenti che rompono sulla costa.

Per fortuna però noi non ci poniamo con combattiva arroganza, ma con somma umiltà invocando la loro benevolenza, affinchè ci lascino soltanto passare soffici e veloci verso la spiaggia.

Quando il vento spira dal mare e sulla spiaggia arrivano i frangenti, la monovra di rientro dovrà essere eseguita sempre in maniera semplicemente perfetta. La manovra perfetta non solo esiste, ma è facile e si esegue in scioltezza senza nessuna difficoltà apparente. La manovra imperfetta invece diventa presto ingestibile e causa situazioni che si rilevano spesso fatali per le barche, ma fortunatamente di contro con rischi bassi per gli equipaggi.

 

Fase preparatoria

Prima di approcciarsi sulla rotta verso riva, mantenendosi al largo va studiata bene la situazione, in modo da decidere per tempo con quali mura arrivare ed il punto della spiaggia su cui puntare. Poichè sappiamo già che arriveremo piuttosto veloci, la scelta dev’essere oculata in modo da evitare assolutamente strambate nel bel mezzo del tragitto critico. Va dunque considerato di giungere in prossimità della spiaggia con sufficente spazio sopravvento al fine di poter eseguire la repentina orzata finale necessaria a fermare la barca.

Una volta decisa la traiettoria di atterraggio, imboccarla con un buon margine di anticipo, seguendo una rotta uniforme, già ben prima di raggiungere la zona dei frangenti.

 

Azioni preparatorie

  1. Scotta e base della randa abbondantemente filate, così da andare in stallo e favorire l’azione di prua al vento finale già con modesto angolo di orza.
  2. Deriva ben sollevata ma non del tutto: un pezzettino residuo in acqua aiuta la reattività del timone.
  3. Fiocco cazzato a ferro come se si andasse di bolina sretta, sventato sottovento alla randa, pronto a svolgere un’azione di sollievo sul timone in caso di straorza.
  4. Cimetta di ritenuta del timone libera da circuiti maldestri e pronta ad essere liberata in un batter d’occhio.
  5. Equipaggio con peso bilanciato, correttamente disposto, ma pronto a reagire all’occorrenza (impatto con frangente) ed arretrare il baricentro con la massima reattività.

 

Atterraggio: tecnica e strategia

Durante l’atterraggio il timoniere deve guardarsi le spalle, in modo da cercare di modificare le traiettorie per scansare (nei limiti del possibile) i punti dove in quel momento vi sono i frangenti peggiori. Le onde frangenti vanno prese esattamente di poppa piena, no al giardinetto, pena straorza immediata.

Durante l’attraversamento del frangente mantenere compostezza e traiettoria ortogonale, senza eseguire assurde ed inutili correzioni sul timone.

Utile un rapido spostamento del peso a poppa, ma solo subito dopo l’impatto e non prima.

Solitamente bastano 3 onde per arrivare a destinazione. La prima e l’ultima spesso di energia contenuta, mentre quella di mezzo sarà la più muscolosa e minacciosa. Si deve quindi provare a sfruttare al massimo la prima cazzando con coraggio la randa in planata (scotta da tenere in mano e recuperare fuori dall’influenza dello strozzatore), in modo da poter meglio controllare da migliore posizione e barca agile la seconda che segue. Se si inizia bene non sarà difficile rimanere in equilibrio fino alla fine. In questa fase possiamo superare facilmente i 10-12 nodi e quindi guadagnaremo rapidamente verso riva. Se c’è un accenno di straorza controllare con il timone ed attendere con fiducia che il fiocco intervenga in suo aiuto, cosa che succede molto rapidamente. Nel frattempo è importante cercare di mantenere la barca piatta, spostando fulminei il peso soppravvento.

Superati i frangenti ci si sentirà in una splendida condizione ma… occhio che non è ancora finita!

Giunti in acqua bassa mollare la ritenuta della pala, che potrà quindi disporsi orizzontalmente. Da questo momento il timone è più vulnerabile, ma comuqnue efficace, a patto di non strapazzarlo senza alcun riguardo. A 20 metri dal punto scelto per l’orzata finale che vi porterà fermi con la prua al vento, mollate la scotta del fiocco, in modo che resti completamente sventato nell’ultimo tratto della manovra.

L’orzata finale sarà quanto di più facile possiate immaginare. E con cuore sollevato vi troverete a balzare in acqua per acchiappare la prua della barca, permettendo così all’equipaggio di scendere dalla barca.

Una volta superata la fase più difficile, non è giunto però ancora il momento né di rilassarsi, né di compiacersi. La prossima onda è in agguato e si deve pensare a ricoverare subito la barca. Per l’alaggio la posizione migliore è sempre con la prua verso il mare, perché le altre soluzioni possono provocare danni al timone.